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Migranti trattenuti

Trentenne muore al Cpr di Palazzo San Gervasio. Scoppia la rivolta

Indagini in corso per risalire all'esatta dinamica. D'Anzi e Cgil: "Il centro va chiuso". Simonetti: "Subito un tavolo e chiarezza sulle condizioni di vita"

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Redazione
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Primo Piano
Trentenne muore al Cpr di Palazzo San Gervasio. Scoppia la rivolta
PALAZZO SAN GERVASIO - A distanza di due anni ancora una morte nel Centro per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio. Un trentaduenne tunisino sarebbe precipitato dal tetto della struttura. Sull'accaduto sono in corso le indagini della polizia per chiarire le cause della tragedia: se si sia trattato di un'azione volontaria o accidentale. Immediate le reazioni degli ospiti del Cpr che hanno manifestato in un'azione di protesta, protesta che, stando ad alcune ricostruzioni, andava avanti da giorni a causa delle condizioni legate al gran caldo e alle carenze igienico sanitarie. Durante i disordini successivi alla morte del 30enne, sarebbero stati appiccati diversi incendi all'interno dei moduli del Centro, andati in buona parte bruciati. Intanto, gli investigatori dovranno ricostruire le ultime ore del 32enne, accertando ogni eventuale responsabilità.
Ma qualunque sarà l'esito delle indagini, la tragedia riporta in primo piano le condizioni delle persone trattenute nel centro. Su questo non si è fatta attendere la reazione della società civile lucana. 
Sul posto si è recata anche la Garante provinciale per i detenuti Carmen D'Anzi. "Pur avendo chiesto di entrare - fa sapere D'Anzi- non ho potuto accedere nella struttura in quanto non vi erano le condizioni di sicurezza.  Rispettando il riserbo delle fasi  di indagini e nutrendo piena e incondizionata fiducia nella magistratura torno a chiedere con ancora più determinazione la chiusura di tutti i Cpr e l’abolizione della detenzione amministrativa".  
Per Pietro Simonetti del Centro Studi ricerche economiche e sociali di Basilicata si tratta dei un segnale chiaro: "L'ennesimo suicidio di un migrate presso il Centro rimpatri di Palazzo e la mancata apertura dei Centri a accoglienza stagionali nel Bradano e Metapontino segnalano la gravissima violazione in atto nella regione dei diritti umani e della lotta al caporalato", evidenzia Simonetti che chiede al presidente della Regione Vito Bardi e al presidente del Consiglio Marcello Pittella di convocare un tavolo urgente.
Anche dal commissario del Pd di Basilicata Daniele Manca arriva la richiesta di una verifica immediata. "Di fronte alla perdita di una vita umana- evidenzia il senatore Manca - la prima esigenza è conoscere la verità. Chiediamo che siano ricostruite con precisione tutte le circostanze che hanno preceduto il gesto del giovane, che venga accertato se fossero state rilevate condizioni di particolare fragilità e quali forme di assistenza, sostegno e tutela gli fossero state garantite. Chiediamo infine- conclude il commissario- quali siano le condizioni di vita all'interno del Cpr e se siano garantiti i diritti fondamentali". 
"Più volte abbiamo denunciato le condizioni disumane in cui gli ospiti sono costretti a vivere e di cui i tragici fatti di ieri sono la punta dell'iceberg di un sistema fallimentare. Il Centro di permanenza per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio va chiuso". Lo afferma il segretario generale della Cgil Potenza, Vincenzo Esposito.  
Il precedente più drammatico risale all'agosto del 2024. Nel Cpr morì il 19enne algerino Belmaan Oussama, conosciuto anche come Oussama Darkaoui. Anche quel decesso provocò una protesta all'interno della struttura e l'intervento delle forze dell'ordine.
La Procura di Potenza aprì un'inchiesta per ricostruire le circostanze della morte. Il procuratore Francesco Curcio spiegò che non erano stati rilevati, nelle prime verifiche, segni evidenti di violenza, ma che diverse ipotesi dovevano essere ancora valutate. Il giovane, secondo quanto riferito dalla Procura, aveva già manifestato comportamenti autolesionistici e aveva ingerito pezzi di vetro, tanto da essere ricoverato in ospedale prima di essere riportato nel centro.

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