POTENZA – Era uno dei momenti più attesi. Ma ieri la scadenza dei termini per le manifestazioni di interesse relativa al bando di affidamento pluriennale del Viviani (e dell’Enaoli) non ha prodotto risultati utili. In parole povere: nessuna domanda è stata presentata al Comune di Potenza, nemmeno da parte del Potenza Calcio, indubbiamente la società maggiormente interessata alla gestione dello stadio del capoluogo che a più riprese aveva sollecitato l’amministrazione cittadina ad attivarsi per la formulazione del bando pubblicato nella determina 1541 del 9 luglio scorso. Per capire le motivazioni per cui il club di viale Marconi ha rinunciato a partecipare a un bando di estremo interesse per la progettazione e programmazione del sodalizio stesso, bisogna addentrarsi nei meandri del documento che non è semplicissimo per chi mastica poco il burocratese. Partiamo dai dati assodati, per poi arrivare ai nodi che probabilmente hanno fatto saltare la partecipazione del Potenza Calcio e, forse, anche di altri soggetti giuridici potenzialmente interessati. Spoiler: centrano la curva Ovest (intesa come struttura) e addirittura i requisiti tecnici di partecipazione.
LA BASE DI PARTENZA - I punti essenziali erano già conosciuti da circa due mesi. L’operazione, dal valore complessivo di oltre 21 milioni di euro, avrebbe portato l’aggiudicatario, all’affidamento della gestione tecnica e funzionale, della manutenzione e valorizzazione economica del Viviani e dell’Enaoli per una durata di 23 anni. In cambio, il privato avrebbe dovuto farsi carico di un massiccio piano di investimenti infrastrutturali dal valore di oltre 3,8 milioni di euro nel corso dei 23 anni. Tra gli interventi messi nero su bianco e considerati obbligatori figuravano il rifacimento periodico del manto del Viviani (mediamente ogni otto anni, ndr), l’adeguamento totale dei servizi igienici dello stadio e la completa ristrutturazione del campo Ex Enaoli, destinato a diventare il quartier generale del settore giovanile. Proprio su quest’ultimo, la Regione Basilicata aveva recentemente esteso la concessione d’uso al Comune fino al 2050 permettendone così l’accorpamento nel bando. Canone annuo minimo da versare al Comune di Potenza di 25mila euro.
I NODI IRRISOLTI: LA CURVA - I punti precedenti erano abbastanza scontati e conosciuti da tutti. Ma tra i nodi che avrebbero reso anti-economica la partecipazione al bando, ci sono gli interventi alla struttura della Curva Ovest, il cui utilizzo da anni va avanti a suon di deroghe. La struttura più volte citata sia nel documento di affidamento che nel Pef, viene tratteggiata come “obsoleta”. E c’è un passaggio chiave, nel capitolo delle manutenzioni, non menzionato nei precedenti costi che vi trascriviamo per intero: “Tra i lavori di manutenzione vanno ricompresi anche i possibili lavori da effettuare alla Curva Ovest, nal caso in cui si renda necessario intervenire con interventi di adeguamento o sostituzione della struttura in ragione del venir meno delle condizioni di sicurezza ed agibilità della stessa. A tale intervento il concessionario dovrà provvedere a proprie spese, previa preventiva approvazione dell’intervento proposto da parte del Comune”. Un esborso di milioni di euro, praticamente certo, ma non previsto nei costi iniziali, ma come extra e a carico dell’aggiudicatario del bando. Che sia questo uno dei punti più controversi? A una lettura approfondita del bando sembra probabile. Ma non solo.
I CRITERI DI PARTECIPAZIONE - Criticità sono emerse anche nei criteri di partecipazione. Il Potenza Calcio, infatti, non essendo una società operante nel campo dell’edilizia (tra i criteri richiesti), avrebbe dovuto creare un’Ati (Associazione Temporanea di imprese) con tutta una serie di complicazioni in termini finanziari e tecnici. La Curva e l’Ati, dunque, sembrano essere le cause principali della mancata partecipazione a un bando davvero molto complicato e che andrebbe approfondito ulteriormente per capire ulteriori criticità. E ora, che succede? Si vocifera di una possibile rimodulazione, di aggiustamenti là dove le criticità lo richiedano, ma molto probabilmente si andrà verso l’annullamento di un documento che ha il sapore dell’ennesima occasione mancata.