Prenotazione delle prestazioni sanitarie in Basilicata
Cup, attese fino a 30 minuti per le urgenze: “Lavoratori sotto pressione”
La denuncia dalle segreterie di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uil Fpc: "personale ridotto ai minimi termini che significa creare code chilometriche, allungare i tempi"
POTENZA - Non solo il blocco recente al Data Center che ha mandato in tilt tutto il sistema informatizzato della Basilicata, a partire dalla sanità. A questo si aggiunge una situazione lavorativa complicata per i lavoratori del Centro unico di prenotazione delle prestazioni sanitarie, il Cup. A denunciare le criticità esistente sono le segreterie sindacali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uil Fpc Uil che in una nota congiunta, denunciano come dicono “ una gravissima situazione in cui versano i servizi Cup e le intollerabili pressioni a cui è sottoposto quotidianamente il personale in servizio”. “Da settimane - si legge nel comunicato - i lavoratori si trovano a dover gestire un carico di lavoro insostenibile a causa di una carenza di organico per effetto di una miope disposizione aziendale: l’obbligo tassativo imposto ai dipendenti di smaltire l’arretrato del monte ore ferie, attuato senza alcuna programmazione strategica”.
Cup Basilicata
Il risultato di questa politica è drammatico: sovraccarico lavorativo per le poche unità rimaste in servizio, costrette a ritmi pressanti; clima di costante tensione e pressione psicologica, derivante dall’impossibilità fisica di rispondere tempestivamente a una domanda inevitabilmente alta; grave scadimento della qualità delle prestazioni erogate, con il rischio concreto di compromettere l’efficienza di un servizio pubblico essenziale per la salute dei cittadini. “Basti pensare - aggiungono sindacati - che sabato 24 ottobre alle ore 8:05, i tempi di attesa per il servizio di prenotazione prioritaria hanno raggiunto circa 30 minuti, a fronte di soli 11 operatori in servizio. Tale disservizio ha colpito la fascia di utenti fragili con necessità diagnostiche urgenti, per i quali è teoricamente previsto un canale dedicato dalle 7 alle 8”.
“Non è accettabile - continuano i segretari - che l’efficienza aziendale o il rispetto formale dei bilanci sulle ferie, vengano perseguiti scaricando interamente il peso sui lavoratori e sul diritto alla salute della cittadinanza. Ridurre il personale ai minimi termini significa creare code chilometriche, allungare i tempi di attesa e mettere i lavoratori nell’arena, esposti in prima linea alla comprensibile frustrazione degli utenti. Il diritto alle ferie è un diritto costituzionale irrinunciabile per il recupero delle energie psicofisiche del lavoratore, non un’arma di gestione aziendale per svuotare l’attività e abbandonare il servizio a sé stesso”. “Viene da domandarsi -concludono - dove siano il controllo e la responsabilità della Regione, che come committente dovrebbe vigilare su un servizio sanitario pubblico ed essenziale, specialmente quando a pagarne le spese sono i cittadini più vulnerabili”. La richiesta dei sindacati e delle rsu aziendali è il ripristino delle condizioni di lavoro dignitose e sicure che garantiscano il rispetto della professionalità dei lavoratori e la qualità del servizio offerto ai cittadini.
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