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Messaggio di speranza

"Dio non entra nella storia con la forza ma chiedendo accoglienza"

A Tursi le celebrazioni per i 50 anni della Diocesi con il Patriarca di Gerusalemme, Pizzaballa: "Custodire l'umano oggi è preparare la strada per la pace"

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Redazione
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Primo Piano
"Dio non entra nella storia con la forza ma chiedendo accoglienza"
TURSI- Pace e speranza in un mondo di guerre e prevaricazioni. Dalla piccola Basilicata il Patriarca dei latini a Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa ha inviato un messaggio ai potenti della terra. Contro le guerre, contro i massacri che infestano l'umanità, a partire dalla strage dei palestinesi a Gaza. Il cardinale ha presieduto la solenne celebrazioni della Festa della Natività della Beata Vergine Maria nella basilica Santuario di Maria Santissima Regina di Anglona a Tursi, concelebrata dal vescovo Monsignor Vincenzo Orofino e dai presuli lucani, davanti alla Conferenza episcopale di Basilicata, alle istituzioni lucane e a una folla di fedeli giunti da ogni dove. 
L’omelia ha riguardato soprattutto il ruolo di Maria nella storia come metafora della possibile salvezza di questo mondo odierno, infestato dall'odio e dalla logica del predominio.
LE PAROLE DI PIZZABALLA- "La festa della Natività di Maria - ha detto ieri Pizzaballa- può aiutarci a entrare in questa domanda. Maria entra nella storia in silenzio, senza attirare l’attenzione.  La nascita di Maria è come la prima luce del mattino: non è ancora il giorno pieno, ma la notte non è più la stessa. È importante fermarsi su questo modo di agire di Dio. Noi siamo spesso attratti da ciò che appare, da ciò che produce risultati immediati, da ciò che si impone. Dio, invece, comincia quasi sempre in maniera discreta. La sua opera cresce nel silenzio, nella disponibilità di persone che forse nessuno conosce, nella fedeltà quotidiana, nei gesti che non fanno notizia. La salvezza del mondo comincia con la nascita di una bambina. Dio non entra nella storia con la forza, ma chiedendo accoglienza. Non occupa uno spazio, ma cerca un cuore libero. Non si impone, ma si affida alla risposta di una giovane donna".
LA TERRA SANTA- "Vengo dalla Terra Santa- ha proseguito il patriarca di Gerusalemme-  la terra nella quale Maria è nata, ha vissuto, ha ascoltato la Parola e ha dato alla luce Gesù.  La terra di Maria è oggi profondamente ferita. Vi sono famiglie distrutte, persone private della casa, bambini che crescono conoscendo quasi soltanto la paura e la violenza. Vediamo quanto facilmente l’altro venga ridotto a una categoria, a un nemico, a qualcuno di cui non si riconoscono più il volto e il dolore. E quando si perde il volto dell’altro, diventa possibile dire e fare ciò che prima sembrava impensabile. In questa situazione non abbiamo parole capaci di spiegare tutto. E dobbiamo guardarci dalle parole facili, anche da quelle religiose. Ma proprio lì comprendiamo meglio il significato della nascita di Maria. Essa ci dice che Dio non abbandona la storia, neppure quando la storia sembra contraddirlo. Dio continua a cercare persone disponibili, capaci di custodire la vita, di riconoscere il volto dell’altro, di non lasciare che l’odio determini ogni pensiero e ogni parola. Anche oggi, in Terra Santa, vi sono piccoli segni che raramente vengono raccontati: persone che assistono i feriti senza domandare a quale popolo appartengano; comunità che condividono il poco che hanno; famiglie che, pur colpite, rifiutano di educare i figli all’odio; sacerdoti, religiosi e laici che rimangono accanto alla loro gente. Questi gesti non cambiano immediatamente il corso degli eventi, ma custodiscono l’umano. E custodire l’umano, oggi, è già preparare la strada alla pace".
NO AL LINGUAGGIO VIOLENTO- ""La speranza cristiana- ha poi concluso Pizzaballa-  infatti, non consiste nel negare il male o nel minimizzare il dolore. Maria ai piedi della croce non ha chiuso gli occhi davanti alla morte del Figlio. È rimasta. La sua speranza ha preso la forma della presenza. Forse è ciò che viene chiesto anche a noi: rimanere accanto a chi soffre, non lasciare solo nessuno, non stancarci di costruire legami, non permettere che la violenza abbia spazio anche nel nostro linguaggio e nel nostro modo di giudicare".
MONSIGNOR VINCENZO OROFINO- Accorato il messaggio di saluto di monsignor Vincenzo Orofino, vescovo della Diocesi di Tursi-Lagonegro. "Eminenza, nella festa liturgica della Natività della Beata Vergine Maria, da noi celebrata con il titolo di Santa Maria di Anglona, patrona principale della Diocesi , ricorre il cinquantesimo anniversario dell’attuale denominazione e configurazione territoriale di questa diocesi. Una realtà vasta e variegata dal punto di vista territoriale, culturale e pastorale, che in questi cinquant’anni ha compiuto un fecondo cammino ecclesiale e spirituale. La sua presenza ci riporta alle origini, alla Terra dove è nato, da Maria di Nazareth, il Signore della nostra vita e ci aiuta a vivere questo evento fissando lo sguardo su Gesù, per imparare da lui la 'magnifica umanità creata da Dio'. Grazie per la testimonianza evangelica che con fedeltà e abnegazione offre al mondo intero, dando voce e sostegno a tutti coloro che soffrono a causa dell'odio, della guerra, delle discriminazioni, delle contese, della povertà. La sua opera impreziosisce e rende onore alla 'credibilità' di tutta la Chiesa; incoraggi e sostenga anche la nostra. Con la preghiera e la carità fraterna, desideriamo condividere con lei 'le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce' del popolo che abita nella Terra di Gesù, affidato alla sua carità pastorale".
BARDI-  “Cinquant’anni di storia della Diocesi di Tursi-Lagonegro rappresentano un patrimonio inestimabile di fede, identità e coesione sociale per l’intera Basilicata. La presenza del cardinale Pierbattista Pizzaballa al Santuario di Anglona trasforma questa ricorrenza in un messaggio universale di speranza e di pace” , ha detto il presidente della Regione, Vito Bardi. “In questo giorno di festa per la comunità diocesana il nostro pensiero va al profondo legame tra la nostra terra e la Terra Santa. Affidare alla Madonna di Anglona l’invocazione per la pace nei luoghi del Vangelo, guidati dalla testimonianza del Cardinal Pizzaballa, richiama ciascuno di noi alla corresponsabilità e all’impegno per la costruzione di un futuro fondato sul dialogo e sulla solidarietà”. Il presidente ha espresso il proprio plauso a monsignor Orofino per la visione pastorale tracciata in questo cinquantenario: “Ringrazio il Vescovo per aver trasformato una memoria storica in un’occasione di rilancio per il territorio. La memoria dei Vescovi che si sono succeduti dal 1976 a oggi – da mons. Franco a mons. Pierro, da mons. Talucci a mons. Nolé, fino a mons. Orofino – ci ricorda che la forza della Basilicata risiede nelle sue radici spirituali e nella capacità della sua gente di camminare unita di fronte alle sfide del nostro tempo”.

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