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Insegnare al Nord costa. E con la mobilità chi può torna a casa

Mini controesodo degli insegnanti. La scelta di dieci lucani spinti dalla volontà di ricongiungersi alle proprie famiglie e dal caro affitti nelle grandi città

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Insegnare al Nord costa. E con la mobilità chi può torna a casa
POTENZA – Dopo anni di partenza per una cattedra nel centro-nord, nel quadro del “controesodo” degli insegnanti dal Nord al Sud, la Basilicata registra un dato ancora contenuto ma da interpretare come un primo segnale: per ora dieci docenti hanno ottenuto il trasferimento nelle scuole lucane. Due provengono da Milano, cinque da Torino e tre da Bologna. Numeri lontani da quelli di Sicilia e Campania, ma che confermano una tendenza nuova anche per una regione tradizionalmente caratterizzata dalla partenza di personale scolastico verso altre aree del Paese. I dati della mobilità 2026-2027 mostrano infatti come sempre più insegnanti utilizzino le province del Nord come punto di accesso al ruolo per poi chiedere il riavvicinamento una volta maturati punteggio e anzianità di servizio. A spingere il ritorno contribuiscono il caro-affitti delle grandi città settentrionali, il costo della vita e la volontà di ricongiungersi alle famiglie.

Oltre 8.400 posti nel sistema scolastico lucano

Dopo gli esiti della mobilità, il sistema scolastico della Basilicata dispone di 7.298 posti comuni e 1.198 posti di sostegno, ai quali si aggiungono 761 posti di potenziamento comune e 50 di sostegno. Numeri che delineano il fabbisogno complessivo della regione in vista delle prossime immissioni in ruolo e delle supplenze annuali. Per la Uil Scuola, il fenomeno dei rientri va letto insieme alla necessità di garantire stabilità agli organici e continuità didattica, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli comuni lucani, dove il problema dello spopolamento si riflette anche sulla popolazione scolastica.

Il costo della vita cambia la geografia della scuola

L’inversione dei flussi conferma che il divario territoriale non riguarda più soltanto le opportunità occupazionali ma anche la sostenibilità economica della permanenza nelle grandi aree metropolitane. Un insegnante fuori sede con uno stipendio netto di circa 1.700 euro può arrivare a destinare oltre metà del reddito all’alloggio. Da qui la scelta di molti docenti di tornare nelle regioni d’origine non appena se ne presenta la possibilità. La Basilicata, pur con numeri ridotti rispetto alle grandi regioni meridionali, partecipa dunque a una trasformazione che potrebbe incidere nei prossimi anni sugli equilibri del personale scolastico nazionale, ridisegnando i tradizionali flussi migratori della scuola italiana.
Per il segretario regionale della UIL Scuola Basilicata, Luigi Veltri, il dato dei dieci rientri nelle scuole lucane resta “limitato” specie rispetto alle migliaia di docenti che dalla Basilicata si sono trasferiti al centro-nord e comunque va letto al di là delle statistiche. «Dietro ogni trasferimento - osserva Veltri - c’è una storia personale fatta di sacrifici, anni trascorsi lontano dalla propria famiglia e costi economici sempre più difficili da sostenere. Molti insegnanti hanno accettato il ruolo a Milano, Torino o Bologna perché non avevano alternative. Oggi, grazie alla mobilità e al maggiore turnover, possono finalmente tornare a svolgere il proprio lavoro nella loro terra». Secondo il segretario della Uil Scuola, il fenomeno rappresenta un segnale positivo anche per la Basilicata. «Il rientro di docenti che hanno maturato esperienza professionale in realtà scolastiche complesse del Nord costituisce un valore aggiunto per le nostre scuole. Tuttavia restano aperte le questioni del precariato, della continuità didattica e del progressivo calo degli alunni che interessa soprattutto le aree interne». Tra i docenti che rientrano in Basilicata c’è chi ha trascorso gran parte della propria carriera lontano da casa. «Quando ho ottenuto il ruolo a Milano ero felice, ma sapevo che sarebbe stato difficile costruire una vita stabile con gli affitti e il costo della vita della città», racconta Marianna, una docente originaria del Potentino. «Dopo quasi dieci anni finalmente potrò insegnare vicino ai miei genitori e ai miei figli. È una conquista professionale ma soprattutto personale». Analoga la testimonianza di un insegnante lucano proveniente da Torino. «Lo stipendio è lo stesso in tutta Italia, ma vivere al Nord è diventato molto più costoso. Ogni mese - dice Antonio - una parte consistente del reddito finiva tra affitto, trasporti e spese quotidiane. Tornare in Basilicata significa recuperare qualità della vita e rapporti familiari che negli anni erano inevitabilmente diventati più difficili».
Da Bologna arriva invece la storia di una docente che aveva lasciato la Basilicata poco dopo la laurea. «Come molti colleghi - racconta Giovanna - ho scelto di partire perché le opportunità erano concentrate al Nord. Oggi torno con un bagaglio di esperienza che spero di mettere a disposizione della scuola lucana. Non considero il rientro una rinuncia, ma una nuova opportunità professionale». Sono storie diverse ma accomunate da un elemento: la volontà di riavvicinarsi alle proprie radici dopo anni trascorsi lontano. Ed è proprio questo il dato più significativo che emerge dalla mobilità 2026-2027: il ritorno verso Sud non è più un fatto eccezionale, ma una tendenza che coinvolge sempre più insegnanti e che sta modificando la geografia della scuola italiana. Gli elenchi sono disponibili negli albi online degli Uffici scolastici territoriali di destinazione, con l’indicazione della sede assegnata, della tipologia di posto, del punteggio complessivo e delle eventuali precedenze riconosciute. Ai docenti che hanno ottenuto il movimento sarà inviata comunicazione tramite l’Ufficio territorialmente competente e all’indirizzo e-mail associato al portale Istanze online. Coloro che non hanno ottenuto il trasferimento riceveranno comunicazione via e-mail all’indirizzo indicato su Istanze online e potranno consultare l’esito della domanda tramite l’apposita funzione disponibile sul portale. La rinuncia è ammessa solo per gravi motivi sopravvenuti e documentati, a condizione che: il posto nella scuola di provenienza sia ancora vacante; la rinuncia non crei problemi nelle operazioni di organico. Il posto che si libera nella nuova sede non comporta il rifacimento dei movimenti già effettuati.

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