MATERA - Dallo scorso 27 maggio presidente della Commissione episcopale per il servizio della Carità e la Salute nonché presidente della Caritas italiana, l’organismo pastorale della Cei (Commissione episcopale italiana) nato per promuovere la testimonianza della carità e l’amore concreto per il prossimo. Monsignor Benoni Ambarus, arcivescovo delle diocesi di Matera e Irsina e vescovo di Tricarico ha accolto con profondo spirito di missione il suo nuovo incarico affidato a lui dalla comunità dei vescovi. Un lavoro di guida spirituale ma anche concreta che lo porterà ad un impegno di carattere internazionale. A tutela dei più fragili, delle periferie delle nostre città, sotto la bandiera della giustizia, un valore che lui considera fondamentale nel suo mandato di vescovo, al primo posto in quello di numero uno della Caritas nazionale. Un vessillo per il suo nuovo cammino, al fianco e dentro le povertà materiali e spirituali. Perché non vengano relegate ai margini, confinate a un destino fatto di degrado suburbano e delle periferie sociali, in una società purtroppo sempre più elitaria, egoista, attaccata al denaro e poco meritocratica. Ma qual è oggi il ruolo effettivo di Caritas? E in cosa consiste la sua missione? Monsignor Ambarus ce lo spiega.
IL RUOLO DELLA CARITAS
“La Caritas - evidenzia il presidente nazionale - è uno dei principali organismi pastorali della Chiesa italiana. Lo statuto della Fondazione Caritas italiana (e Caritas italiana è un organismo della Conferenza Episcopale italiana), prevede che il presidente della Commissione Carità sia presidente proprio di Caritas. Il ruolo di Caritas italiana, come un po’ in tutto il mondo, è più che gestire è sostenere, promuovere ed animare la carità su tutto il territorio nazionale. Ora sono ormai più di 50 anni di fondazione della Caritas italiana per opera di San Paolo VI, e a questo compito la Caritas non si è mai sottratta”.
LA GESTIONE DI UNA GRANDE MACCHINA
E poi ovviamente c’è la gestione di un grande ente solidale con ramificazioni su tutto i territorio, fin dentro le periferie sociali più degradate e bisognose di aiuto. “In questo periodo, a maggior ragione - sottolinea Ambarus - c’è ancora più bisogno di lavorare nel coinvolgimento di tutta la ramificazione territoriale, perché è bene dirlo Caritas non è un brand, è una rete a livello nazionale, diocesano, parrocchiale e così via. Quindi il ruolo è quello di coinvolgere sempre di più nell’animazione e anche nell’advocacy, se vogliamo così”..
IL COMPITO DI COSTANTE CONFRONTO CON LE ISTITUZIONI
Di qui la necessità di un confronto costante con le istituzioni. “Caritas italiana per statuto - prosegue Ambarus - ha anche il compito e il dovere di far sì che il legislatore promuova leggi giuste e sagge. Quindi la rete Caritas è anche una specie di sentinella sul territorio nazionale e che interagisce con le istituzioni a tutti i livelli, a dire guardate sta succedendo questo, bisognerebbe fare questo, perché non è scontato che il legislatore abbia contezza della concretezza, se vogliamo così, dei bassi fondi dell’umanità”.
LE ESIGENZE DI OGGI
Ma quali sono le esigenze a cui la Caritas italiana adesso è chiamata a guardare con particolare attenzione? “Dobbiamo essere sempre più lucidi - dice il presidente Caritas - a non cedere alla logica, lo dico con simpatia, alla logica dei bonus. I bonus sanno di elemosina, qui ci vuole la giustizia. Don Luigi Di Liegro diceva ci vuole più giustizia e meno carità. Io dico non si può dare per elemosina ciò che è dovuto per giustizia e questo è il primo punto sul quale la Caritas italiana e tutta la rete sta lavorando, quindi sull’advocacy”.
RICCHEZZA E POVERTA’
Infine la grande disparità di benessere che non riguarda solo il confronto tra il Nord e il Sud del mondo ma le singole realtà locali. Ci sono povertà enormi a partire dalle condizioni vissute dai migranti stranieri anche nelle piccole comunità di ciascuna regione italiana, come del mondo che stonano con enormi ricchezze concentrate nelle mani di pochi. “In questa società così complessa, interculturale, multiculturale, multilinguistica, multireligiosa anche delle migrazioni- conclude Ambarus - ci sono tante povertà ma ci sono tante ricchezze anche. Su questo insieme a Fondazione Migrantes dove c’è monsignor Lorefice penso che riusciremo a collaborare bene”.
IL CAMMINO NELLA CHIESA DI MONS. AMBARUS
Ambarus è nato il 22 settembre 1974 a Somusca-Bacau in Romania. Dopo aver frequentato il seminario di Iasi e il Pontificio seminario romano maggiore, ha ottenuto il Baccalaureato in Teologia. Successivamente, ha conseguito la licenza in Teologia Dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. È stato ordinato sacerdote il 29 giugno 2000 per la Diocesi di Iasi, incardinandosi nella Diocesi di Roma nel 2007. Ha ricoperto i seguenti incarichi: educatore nel Pontificio seminario romano maggiore; collaboratore nella parrocchia di San Frumenzio ai Prati Fiscali, Roma; vice-parroco di San Frumenzio ai Prati Fiscali e di Santa Maria Causa Nostrae Laetitiae, Roma; parroco dei S.S. Elisabetta e Zaccaria, Roma; vice-direttore e, successivamente, direttore della Caritas di Roma. Il 20 marzo 2021 è stato nominato vescovo ausiliare di Roma, assegnandogli la sede titolare di Tronto, ed ha ricevuto la consacrazione episcopale il 2 maggio successivo. Nel Vicariato di Roma ha svolto il Ministero episcopale come incaricato dell’ambito della Diaconia della Carità, direttore della Pastorale sanitaria e della Pastorale carceraria, presidente della Fondazione di Culto Caritas Roma. In seno alla Conferenza Episcopale Italiana, è stato segretario della Commissione per le Migrazioni, mentre nella Conferenza episcopale regionale, è vescovo delegato per le +Migrazioni e vescovo delegato per la Carità.
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