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Cronaca sindacale

Lettere di licenziamento in arrivo per 350 lavoratori Callmat

L'allarme dei sindacati di categoria. Slc Cgil, Fistel Cisl, UilFpc, e Ugl sollecitano la Regione: "Non può tirarsi fuori, finito il tempo delle prese in giro"

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Redazione
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Primo Piano
Lettere di licenziamento in arrivo per 350 lavoratori Callmat
MATERA - Lettere di licenziamento in arrivo per i 350 lavoratori Callmat del sito di Matera. Ad annunciarlo la stessa azienda dopo mesi di battaglie da parte dei sindacati di categoria.
"Da tempo abbiamo denunciato il rischio occupazionale e chiesto alla Regione - affermano in una nota congiunta Slc Cgil, Fistel Cisl, UilFpc, e Ugl Telecomunicazioni - di esercitare il proprio ruolo, sollecitato il coinvolgimento del ministero delle Imprese e del Made in Italy, chiesto risposte sulla committenza, sui volumi di attività e sul futuro industriale del sito di Matera. Abbiamo partecipato ai tavoli, avanzato proposte e chiesto che si intervenisse prima che la situazione precipitasse. E qual è il risultato? 350 lettere di licenziamento. Se questo è il risultato della gestione istituzionale della vertenza, allora è arrivato il momento che qualcuno si assuma le proprie responsabilità”. I sindacati chiedono l’immediata convocazione di un tavolo con Regione, Mimit, CallMat, committenza e organizzazioni sindacali, ricordando che gli strumenti di sostegno e gli aiuti messi in campo hanno una scadenza fissata al 31 dicembre 2026. “E allora la domanda diventa ancora più urgente: che cosa intendono fare Regione Basilicata e Mimit prima di quella data? Gli aiuti pubblici devono servire a costruire occupazione, stabilità e futuro, non ad accompagnare i lavoratori verso il licenziamento. Se c’erano risorse e strumenti, dovevano essere utilizzati per tempo".
"La Regione Basilicata e il Mimit - concludono - non possono chiamarsi fuori. Non possono essere sempre e soltanto i lavoratori a pagare il prezzo delle decisioni industriali e commerciali assunte da altri. Se la riduzione dei volumi ha determinato questa situazione, occorre affrontarne le cause e individuare soluzioni concrete. Se esistono alternative ai licenziamenti, devono essere messe immediatamente sul tavolo.  Le istituzioni hanno avuto mesi per intervenire. Oggi hanno davanti 350 licenziamenti. Prima c’era il tempo per prevenire. Adesso c’è da impedire il disastro. La pazienza è finita. Le promesse sono finite. Le rassicurazioni sono finite. Il tempo delle prese in giro è finito. Adesso servono fatti. 350 licenziamenti non sono una fatalità. Sono una drammatica prospettiva che le istituzioni hanno ancora il dovere di impedire”.

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