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Giornata per le vittime sul lavoro

Morì per l’esposizione all’amianto, la moglie vince la sua battaglia di giustizia

Il tribunale di Potenza ha condannato l’Inail a risarcire la vedova di un operaio che si ammalò dopo anni di lavoro a contatto con il minerale cancerogeno

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Redazione
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Primo Piano
Morì per l’esposizione all’amianto, la moglie vince la sua battaglia di giustizia
POTENZA – Nella Giornata nazionale dedicate alla vittime sul lavoro, una storia di giustizia arriva da Potenza. Dopo dieci anni di battaglia, una vedova lucana ha ottenuto verità giudiziaria per il marito, morto nel 2018 a causa di un mesotelioma pleurico provocato dall’esposizione all’amianto durante il lavoro. È definitiva la sentenza del Tribunale di Potenza che riconosce l’origine professionale della malattia e condanna l’Inail a versare circa 150mila euro per le somme maturate durante la malattia e una rendita ai superstiti di circa 1.500 euro mensili, oltre alle maggiorazioni del Fondo Vittime dell’amianto. Le cifre sono stime dell’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona).
L’uomo aveva iniziato a lavorare a soli 17 anni nelle fonderie Fiat di Mirafiori, a Torino. Successivamente, come autista, aveva trasportato materiali in amianto prodotti dalla Fibronit di Bari, continuando a movimentarli anche presso la cementifera Sami. Per oltre sedici anni era stato esposto al cancerogeno.
Dopo due rigetti delle richieste da parte dell’Inail, la moglie, originaria di Marsico Nuovo e residente a Marsicovetere, si è rivolta nel 2021 al Tribunale, assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona.
«La giustizia è arrivata, anche se dopo dieci anni. Una sentenza che restituisce alla donna un diritto e rende giustizia alla memoria del marito», ha dichiarato Bonanni.

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