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Nuova sentenza del Tar

“Un altro bimbo costretto a vedere compromesso il percorso di terapia a causa della burocrazia”

Lo sfogo dell’avvocato Bitonti che scrive una lettera al governatore Bardi: “La riabilitazione non è un favore". La replica dell'Asm: "Già programmato un trattamento con varie sedute"

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Primo Piano
“Un altro bimbo costretto a vedere compromesso il percorso di terapia a causa della burocrazia”
MATERA - Disfunzioni organizzative e la tutela dei più fragili diventa un lusso. Un diritto alla salute negato o comunque ritardato, delegato o centelinato, segnale di una qualità democratica che inizia a vacillare. Non è la prima volta che dal Materano arrivano segnalazioni circa la mancata garanzia dei servizi riabilitativi destinati ai minori del territorio. E così i cittadini si rivolgono alla magistratura o segnalare direttamente al presidente della Regione Vito Bardi. E’ quello che ha fatto l’avvocato Angela Bitonti, che ha indirizzato una lettera aperta al governatore lucano.
BITONTI
“Mi rivolgo a lei - scrive Bitonti-, dopo un’altra decisione giudiziaria che riconosce il diritto di un bambino con disabilità ad accedere alle terapie riabilitative non differibili. Il Tar Basilicata - prosegue la legale - ha nuovamente affermato ciò che dovrebbe essere ovvio: la riabilitazione non è un favore, non è un accessorio, non è una concessione. È un diritto soggettivo pieno, tutelato dalla Costituzione e dalla normativa nazionale, e come tale deve essere garantito senza ritardi, senza rimpalli burocratici”.
L’avvocato Angela Bitonti
L’avvocato Angela Bitonti
Non è la prima volta che la giustizia interviene. Il Tribunale di Matera, infatti, in un caso analogo, aveva già riconosciuto le ragioni di un altro bambino, costretto a vedere compromesso il proprio percorso terapeutico a causa di disfunzioni organizzative. “Quando le pronunce si ripetono, - dice Bitonti - non siamo di fronte a eccezioni, ma di fronte a un sistema che non funziona. Presidente, la Basilicata non può permettersi di lasciare indietro i suoi bambini. Non può permettersi che siano i tribunali a supplire a ciò che dovrebbe essere garantito in via amministrativa. Non può permettersi che famiglie già provate debbano ricorrere alla giustizia per ottenere ciò che è loro dovuto. Le chiedo di intervenire affinché sia assicurata la presa in carico tempestiva dei minori con disabilità; siano potenziati i servizi riabilitativi, eliminando le liste d’attesa; sia garantita una programmazione stabile e rispettosa dei diritti dei bambini; sia avviata una verifica interna sulle cause che hanno determinato queste ripetute violazioni. La tutela dei più fragili è il primo indicatore della qualità democratica di un territorio. Confido che lei - conclude Bitonti- voglia assumere un impegno pubblico e concreto affinché nessun altro bambino debba attendere una sentenza per vedere riconosciuto ciò che gli spetta per legge e per dignità”.
LA REPLICA DELL’ASM
In riferimento alla lettera indirizzata a Bardi, c’è la replica dell’Asm. L’Asm - si legge nel comunicato aziendale - condivide il principio secondo cui ogni minore con disabilità debba poter accedere tempestivamente ai percorsi riabilitativi. La minore, infatti, non è mai rimasta priva di valutazione specialistica. È stata seguita in più occasioni dalla Neuropsichiatria Infantile che, già nell’aprile 2025, aveva indicato un trattamento logopedico, successivamente integrato con la neuropsicomotricità. Nel marzo 2026 il programma terapeutico è stato confermato prevedendo due sedute settimanali di logopedia e due sedute di neuropsicomotricità. È opportuno chiarire che, - prosegue la nota aziendale- a norma di legge, il Progetto Riabilitativo Individuale deve essere elaborato dal centro riabilitativo accreditato dopo l’accettazione e la valutazione del paziente. Solo successivamente il progetto viene sottoposto all’Unità di Valutazione dei Bisogni Riabilitativi (Uvbr) dell’Asm per l’approvazione. L’Uvbr non può approvare un progetto che il centro riabilitativo non ha predisposto e caricato sulla piattaforma dedicata. Per tale motivo non è corretto attribuire alla Neuropsichiatria Infantile o all’Uvbr la mancata predisposizione del Progetto Riabilitativo Individuale. Proprio per evitare un ulteriore vuoto assistenziale, la Neuropsichiatria Infantile ha attivato una presa in carico diretta in attesa della disponibilità di un posto presso un centro riabilitativo convenzionato. È stato così programmato un trattamento a cicli comprendente due sedute settimanali di logopedia e due di neuropsicomotricità svolte già dal 10 luglio, quindi prima della pubblicazione della lettera. Per l’Asm non corrisponderebbe al vero, pertanto, l’affermazione secondo cui la minore è ancora in attesa delle cure.
Il presidente Vito Bardi
Il presidente Vito Bardi
“Comprendiamo la preoccupazione della famiglia - dichiara il dg Maurizio Friolo - e condividiamo l’obiettivo di assicurare a ogni bambino il diritto a ricevere le cure necessarie. È doveroso ricostruire i fatti con precisione, evitando di attribuire responsabilità a professionisti e strutture che hanno operato con tempestività. L’Asm non lascia indietro nessuno. Quando il percorso ordinario incontra ostacoli, come in questo caso legati alla indisponibilità dei centri accreditati, i nostri professionisti si attivano per garantire comunque la continuità assistenziale. È quanto avvenuto per questa minore, presa in carico direttamente prima ancora della pubblicazione della lettera aperta”.
CIFARELLI
Sulla vicenda interviene il consigliere regionale Roberto Cifarelli. “Prendiamo atto della replica dell’Asm - dice Cifarelli - che ha chiarito come la minore sia stata seguita dalla Neuropsichiatria infantile, come il programma terapeutico sia stato definito e come la presa in carico diretta sia stata attivata con l’avvio delle sedute dal 10 luglio”. “Resta tuttavia necessario comprendere perché sia trascorso un periodo così lungo tra l’indicazione delle terapie e il loro concreto avvio, perché la famiglia sia stata costretta a ricorrere al Tar per vedersi riconosciuto il diritto alle cure della propria figlia e quante altri minori fragili sono ancora senza cura solo perché non hanno ancora fatto ricorso ad un tribunale. La stessa Asm richiama la mancata disponibilità di posti presso i centri riabilitativi accreditati: una criticità che deve essere affrontata, perché non può ricadere sui minori e sulle loro famiglie”. “L’obiettivo - conclude Cifarelli - deve essere garantire ai minori con disabilità cure tempestive, continue e realmente accessibili”.

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