Bando Viviani: i motivi della rinuncia del Potenza calcio
Il presidente Donato Macchia spiega la rinuncia alla gestione pluriennale: “Mancavano i presupposti giuridici. Dalle difficoltà dell'Ati, ai lavori della curva”
POTENZA - “Io non devo rassicurare nessuno. Sono io che voglio essere rassicurato. Per me parla il mio operato, il mio impegno per il Potenza Calcio, e non solo. Sembra quasi che la nostra società si debba fare carico di tutto, anche di quello che non gli spetta. Ma è mai possibile? Forse vi abbiamo abituato troppo bene”. Donato Macchia, presidente della squadra del capoluogo, si apre in un discorso ad ampio raggio che tocca una molteplicità di temi inerenti la vita, il lavoro, il presente e il futuro del club rossoblù. Partendo dalla notizia degli scorsi giorni, la mancata presentazione della domanda al bando di affidamento pluriennale del Viviani, passando per le motivazioni della rinuncia e allargando la discussione su tutto ciò che concerne l’operato del club. Negli uffici di viale Marconi il patron del sodalizio mostra orgoglio, voglia di continuare il progetto con entusiasmo, e di guardare con la massima lungimiranza possibile nella gestione di un club di calcio in un momento in cui lo sport più popolare del mondo non se la passa benissimo. Ma dopo una breve chiacchierata si va subito al sodo.
LA RINUNCIA - Perché il Potenza, che aveva avviato l’iter burocratico attraverso la manifestazione d’interesse presentata nel 2024, non ha partecipato al bando del Comune? La risposta di Macchia è semplice quanto spiazzante: “Non avevamo i requisiti giuridici per parteciparvi”. Il patron si dilunga nelle spiegazioni tecniche su subappalto, avvalimento e organizzazione di Ati (associazione temporanea di imprese). Tecnicismi difficili da comprendere per chi non è avvezzo a bandi pubblici, ma di cui il Potenza ha dovuto prendere atto. Partiamo dai dati macro e dagli interventi obbligatori: il bando prevedeva un’assegnazione di 23 anni, un piano economico finanziario di 21 milioni, e interventi su manto sintetico, servizi igienici e ristrutturazione dell’Enaoli, struttura satellite destinata alle giovanili. Tra i lavori non obbligatori, ma altamente possibili, quelli sulla Curva Ovest, descritta nel bando stesso come vetusta. Altro tema “sensibile” che ha spiazzato la società di viale Marconi. Macchia però è partito dal dato più importante: l’impossibilità di partecipare al bando in proprio: “Un discorso - spiega Macchia - è essere il gestore e affidare i lavori, altro è associarsi con un’azienda di costruzione e condividere utili e perdite. Mi spiegate quale società operante in questo campo possa partecipare a un progetto di questo tipo senza essere pagata al completamento delle opere, ma solo attraverso i ricavi previsti, peraltro neanche sicuri?”. Motivazione quasi banale, ma tremendamente efficace.
CURVA - Poi il discorso dei lavori sulla Curva: “Credo di essere stato molto chiaro con tifosi quando c’è stato l’incontro all’ingresso dello stadio. Noi non ci siamo mai proposti per fare quel tipo di lavori. Lo stadio non è di nostra proprietà, quel tipo di interventi devono essere a carico del proprietario e quindi del Comune”.
ENAOLI - La riqualificazione dell’Enaoli, invece non è mai stata un problema, tanto da essere stata inserita anche nell’originale manifestazione d’interesse proposta dalla società più di due ann fa: “Lì, da concessionari, saremmo intervenuti senza problemi. Perché quel luogo sarebbe al servizio del nostro dettore giovanile. Una struttura strategica, che ci eviterebbe di andare in giro per la provincia, di mettere persone sulla strada. E’ un servizio alla comunità, a favore dei ragazzi, delle loro famiglie. Sono soldi ben spesi”.
CIP ZOO- Diverso il discorso della Cip Zoo per il nuovo stadio, dove non ci sono stati al momento ulteriori confronti con la Regione, ma sul quale Macchia chiarisce: “Quello è un intervento complesso, ma ha un conto economico ben chiaro. Quel tipo di investimento ha la possibilità di entrare in ammortamento. Perché i ricavi lo permetteranno. Ho mai detto di non vole fare un nuovo stadio? A me sembra di essere l’unico che sta perorando la causa”.
FUTURO- Lo stallo che potrebbe crearsi fa paura. Niente convenzione, la Cip Zoo è un punto interrogativo, cosa bisogna spettarsi per il futuro? “I tifosi sono preoccupati? - chiede Macchia - Ma se permettete quelli più preoccupati siamo noi. Io non mi voglio immaginare costretto a giocare lontano dal Viviani. Ma se dovessimo essere costretti sarà inevitabile. Mi auguro che non si arrivi a quel punto”.
MANTO SINTETICO - Il chiarimento sul manto è necessario: “Va rifatto - spiega Macchia - perché è in uno stato pietoso. Su questo bisogna ragionare e farlo insieme all’amministrazione comunale”.
ISTITUZIONI - Proprio qui Macchia sposta l’attenzione anche sulla Regione: “Non voglio difendere il Comune di Potenza, ognuno deve assumersi le sue responsabilità e secondo me questo bando lo ha sbagliato. Ma il Potenza Calcio è un patrimonio di tutta la Basilicata. E l’altro ente, la Regione, deve fare la sua parte. In assenza di convenzione pluriennale deve mettere a disposizione delle risorse specifiche per il capoluogo. Anche perché sappiamo tutti la situazione in cui versa l’amministrazione di Potenza”. Poi l’appello: “Chiedo che nessuna istituzione giochi sulle rivalse politiche. Il calcio non ha colore politico”.
BUDGET- La lunga chiacchierata si è aperta anche alla costruzione della squadra e al budget messo in campo per questa stagione. “Non c’è stata riduzione del budget - spiega subito Macchia - ma la strutturazione di un progetto sostenibile a sostegno a tutela di tutti, soprattutto dei tifosi”. Il patron cita il caso Petrungaro, in estate vicinissimo al trasferimento al Bari: “Ho deciso di trattenerlo, rinunciando a tanti soldi. Perché in connubio col nostro allenatore e al ds Di Bari lo abbiamo ritenuto cruciale nel progetto tecnico. Ricordatevi quello che è successo a gennaio con Schimmenti. Sapevamo di perdere il ragazzo a fine anno ma lo abbiamo trattentuto perché cruciale per il nostro obiettivo, che poi è arrivato, della Coppa Italia. Di più cosa dobbiamo fare?”. Chiarimenti dovuti, con i quali il presidente spera di chiudere un po’ di chiacchiericci che procurano nervosismi e distrazioni. Ora è il momento di concentarsi sul campo. Con la squadra di Tisci, prima della classe, che si troverà ad affrontare una difficilissima doppia trasferta a Salerno (venerdì) e a Bari (martedì prossimo).
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anche il Potenza Calcio rinuncia alla domanda. Probabili nodi irrisolti: i lavori sulla Curva (un extra rispetto a quanto previsto) e l’associazione di imprese
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