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A Latina sono lacrime di gioia

E' TUA. Il Potenza conquista la Coppa Italia

Il gol di Parigi non basta ai laziali per ribaltare il 3-1 del Viviani. E' la vittoria della "rivoluzione Macchia". E del guru De Giorgio

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Luigi Santopietro
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Sport
E' TUA. Il Potenza conquista la Coppa Italia
LATINA - La prima volta ha un sapore particolare. Fa ridere, fa piangere, fa gioire un'intera comunità. Il Potenza la porta a casa, è il vincitore della Coppa Italia di Serie C. Lo fa davanti a 10mila tifosi, oltre 2.500 giunti dal capoluogo e da ogni parte d'Italia. Lo fa con una partita che regala emozioni e una Coccarda da cucire sul petto. E con una mezz'ora finale di quelle che sembrano toglierti qualche anno di vita. Perché dopo un primo tempo equilibrato, fisico, giocato a muso duro, il Latina nella ripresa, a pochi secondi dal 60esimo, trova il gol che riaccende le speranze nerazzurre di riacciuffare il 3-1 dei rossoblù al Viviani. E' una fucilata di Parigi a far esplodere il Francioni. Il Latina ci crede, spinge. Ma il Potenza resiste. Resiste. Resiste. Anche quando una sassata di Ercolano fa tremare l'incrocio dei pali. Ma dopo sei interminabili minuti di recupero arriva il triplice fischio finale. E sono lacrime di gioia. In campo e tra i tifosi rossoblù. Perché quella Coppa alzata al cielo è un gesto dalla forza simbolica impressionante. Non è solo una foto da far impolverare e ingiallire tra gli archivi. E' una rivoluzione che attecchisce. Che trova il suo primo riscontro concreto. Che regala una gioia immensa a un popolo che di rospi ne ha ingoiati fin troppi. La Coppa Italia è il primo trofeo nazionale in una bacheca rimasta vuota per oltre cent'anni. Il secondo titolo più importante dopo la vittoria del campionato di C del '63 che oltre 60 anni fa regalò al Potenza la Serie B. E arriva al quarto anno della gestione targata Donato Macchia. Un club giovanissimo, che guarda al calcio con una visione futuristica e ambiziosa, seppur equilibrata, attenta al bilancio e ai conti da far quadrare. Sempre. E' un successo che nasce dalla consapevolezza. Dalla pratica. Dal rischio. E' una vittoria che inizia a prendere forma nell'anno più difficile. Il 2024. Quando il neonato club annusa il baratro della retrocessione proprio nella stagione in cui gli investimenti sono stati superiori. Quella salvezza nel play-out col Teramo è la vera svolta. Patron Donato Macchia “ordina” la rivoluzione, ma è il figlio Nicola a dettare la linea. Si punta sui giovani. Forti e da valorizzare. Si punta sulla “fame” di chi vuole emergere. Si punta sul gioco, sulle idee, sulle qualità morali di mister Pietro De Giorgio e del suo staff. L'unione di tutti questi punti porta a un primo campionato in cui Potenza diventa simbolo del calcio-spettacolo. Il 7° posto e i play-off sono quasi un antipasto. Quello che accade in questa stagione rasenta il miracolo che impone al club anche l'arrivo di un nuovo diesse, Beppe Di Bari. Squadra ancor più giovane, senza il leader carismatico dei tre anni precedenti, momento di crisi superato con caparbietà e il percorso, in Coppa, che ha l'aura dell'atto divino e il sudore del lavoro sul campo. La figura di De Giorgio diventa più carismatica di quella di un guru. Il trionfo del Francioni, davanti a 10mila spettatori, al fianco di 2.500 tifosi di fede rossoblù, è il finale che Potenza si meritava. Anzi no. L'atto conclusivo è ancora da scrivere...  

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