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Pesa il contesto familiare e sociale

Abbandono e dispersione scolastica, Basilicata tra le regioni più fragili

Valori superiori alla media nazionale: a sottolinearlo la nuova rilevazione Istat, frutto di un lavoro avviato nel 2023

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Primo Piano
Abbandono e dispersione scolastica, Basilicata tra le regioni più fragili
POTENZA - La povertà educativa ha finalmente una mappa. Ed è una fotografia che conferma criticità profonde per la Basilicata e per gran parte del Mezzogiorno. La nuova rilevazione dell’Istat, frutto di un lavoro avviato nel 2023 e concluso con la costruzione di un sistema composto da 78 indicatori, mette in evidenza come le opportunità di crescita, apprendimento e partecipazione dei giovani siano fortemente condizionate dal contesto in cui vivono. La Basilicata presenta valori superiori alla media nazionale in due delle tre principali dimensioni analizzate. L’indice di rischio familiare legato alla povertà educativa raggiunge quota 102,7, mentre quello relativo al rischio sociale si attesta a 105,9. Più vicino alla media nazionale l’indice di rischio scolastico (98,7), ma il dato non basta a compensare le fragilità complessive che caratterizzano il territorio regionale. Dietro questi numeri ci sono situazioni concrete che riguardano migliaia di bambini e adolescenti. Secondo gli osservatori statistici, in Basilicata il 36,7% dei minori vive in condizioni di povertà relativa e il 41% è esposto al rischio di esclusione sociale. Una realtà che spesso resta in secondo piano rispetto alle emergenze economiche immediate, ma che incide profondamente sulle prospettive future delle nuove generazioni. La povertà educativa, infatti, non coincide semplicemente con la mancanza di reddito. Riguarda l’accesso all’istruzione, alla cultura, allo sport, alle relazioni sociali e alle opportunità di crescita personale. È la difficoltà di sviluppare competenze, talenti e aspirazioni.
Anche in Basilicata si manifestano due fenomeni che interessano l’intero Sud. Da una parte l’abbandono scolastico, che coinvolge l’8,6% degli studenti, pari a circa tremila ragazzi. Dall’altra la cosiddetta dispersione scolastica implicita, ovvero la conclusione del percorso di studi senza aver acquisito competenze adeguate. Un indicatore particolarmente preoccupante riguarda la provincia di Potenza, dove il fenomeno raggiunge il 18,7%.
Il quadro nazionale mostra alcuni segnali incoraggianti. Nel 2025 il tasso di abbandono scolastico è sceso all’8,2%, sotto l’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030. Tuttavia le competenze restano un punto critico: secondo le rilevazioni Invalsi, quasi uno studente su due termina il ciclo scolastico senza raggiungere i livelli minimi attesi in italiano e matematica.
La mappa elaborata dall’Istat evidenzia come il Mezzogiorno continui a soffrire soprattutto per i fattori di rischio familiari. Sicilia, Calabria e Campania registrano i valori più elevati, ma anche la Basilicata si colloca tra le regioni maggiormente esposte. Le difficoltà economiche, culturali e abitative delle famiglie si riflettono direttamente sulle opportunità educative dei figli.
Il contesto sociale rappresenta un ulteriore elemento di criticità. La disponibilità di servizi culturali, spazi di aggregazione, attività sportive e occasioni di partecipazione civica incide significativamente sui percorsi di crescita dei giovani. In molte aree interne del Sud tali opportunità risultano ancora limitate, alimentando disuguaglianze che rischiano di consolidarsi nel tempo.
Particolarmente significativo è il dato secondo cui il 21,7% degli under 20 italiani vive in territori caratterizzati da un elevato rischio educativo legato alle condizioni familiari, mentre quote più contenute sono esposte a rischi elevati riconducibili al contesto scolastico (2,9%) e sociale (8,6%).
Come sottolinea Raffaela Milano, direttrice Ricerca di Save the Children Italia, misurare la povertà educativa rappresenta un passaggio fondamentale per orientare le politiche pubbliche e ridurre le disuguaglianze che limitano il futuro di migliaia di bambini e adolescenti. La definizione di un sistema nazionale di misurazione sarà uno strumento prezioso per indirizzare gli investimenti e potenziare la rete di asili nido, mense scolastiche, palestre nelle aree di maggiore fragilità dove i servizi educativi svolgono un ruolo determinante per contrastare un fenomeno che riduce ogni giorno le aspirazioni e le possibilità di bambine e bambini – ha aggiunto - Oggi in Italia quasi un minore su sette (il 13,8%) vive in povertà assoluta e il 6,5% delle famiglie con almeno un minore, una su 15, è in condizione di grave deprivazione materiale e sociale”.
“Dieci anni fa Save the Children introdusse per la prima volta in Italia il concetto di “Povertà educativa”, intesa come “la privazione da parte dei bambini e degli adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni”, promuovendo inoltre il primo Indice di Povertà Educativa (Ipe) per misurare le disuguaglianze educative regionali. È rilevante il fatto che la nuova misurazione elaborata da Istat abbia preso come riferimento questo approccio multidimensionale che non si limita a rilevare il successo o l’insuccesso scolastico, ma abbraccia tutte le dimensioni educative della crescita, dallo sport alla fruizione di opportunità culturali. È inoltre fondamentale il passaggio fatto dalle statistiche nazionali e regionali alla mappatura dei territori, una strada sulla quale occorrerà proseguire per arrivare ad individuare in modo sempre più puntuale i luoghi dove focalizzare in modo prioritario gli investimenti”.
Per la Basilicata la sfida appare strettamente legata anche al contrasto dello spopolamento. Garantire pari opportunità educative significa infatti creare le condizioni perché le giovani generazioni possano costruire il proprio futuro senza essere costrette a cercarlo altrove.
Tra le priorità indicate dagli esperti emergono il potenziamento degli asili nido e dei servizi per l’infanzia, soprattutto nei piccoli comuni; il rafforzamento del tempo pieno e delle attività extrascolastiche; il sostegno alle famiglie più vulnerabili; la creazione di spazi culturali e sportivi nelle aree interne; e investimenti nell’educazione digitale per ridurre il divario tecnologico.
La nuova mappa dell’Istat offre dunque uno strumento prezioso per individuare i territori più fragili e indirizzare meglio le risorse. Per la Basilicata il messaggio è chiaro: la lotta alla povertà educativa non riguarda soltanto la scuola, ma il futuro stesso delle comunità locali, la loro capacità di trattenere giovani, generare inclusione e costruire sviluppo duraturo.

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