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Quando il caporalato arriva ad uccidere

Amendolara e Scanzano, due tragedie figlie dello stesso sfruttamento

Restano migliaia gli stranieri sfruttati nei campi agricoli in condizioni inumane

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Primo Piano
Amendolara e Scanzano, due tragedie figlie dello stesso sfruttamento
POTENZA - La strage di Amendolara, dove quattro braccianti agricoli pakistani sono stati uccisi e bruciati vivi all’interno di un minivan, scuote le coscienze e riporta alla memoria un’altra tragedia che ha segnato profondamente la Basilicata e il Mezzogiorno: l’incidente di Scanzano Jonico del 4 ottobre scorso, costato la vita a quattro lavoratori agricoli di origine indiana. Due vicende diverse nelle modalità, ma accomunate da uno stesso scenario di sfruttamento e precarietà che continua a coinvolgere migliaia di lavoratori stranieri impiegati nelle campagne del Sud.
Ad Amendolara gli investigatori parlano ormai apertamente di omicidio plurimo aggravato, con due cittadini pakistani sottoposti a fermo dopo che le immagini della videosorveglianza hanno mostrato il minivan incendiato deliberatamente mentre le vittime erano all’interno. A Scanzano Jonico, invece, quattro giovani lavoratori indiani hanno perso la vita in un incidente stradale mentre si spostavano per raggiungere i campi dove avrebbero dovuto lavorare. I quattro braccianti morti in Basilicata risiedevano nel territorio di Corigliano-Rossano e percorrevano ogni giorno centinaia di chilometri tra Calabria, Basilicata e Puglia seguendo le esigenze della raccolta stagionale. Viaggiavano in dieci a bordo di un’autovettura omologata per sette persone. Una condizione che racconta meglio di qualsiasi statistica la fragilità di un sistema nel quale il trasporto dei lavoratori è spesso affidato a reti informali e, non di rado, al controllo dei caporali.
Per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori, anche grazie all’impegno delle parti sociali, sono stati compiuti passi in avanti significativi. In particolare, il decreto 145 del 2024 ha consentito, nel solo 2025, la conversione di circa 24mila permessi di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro subordinato in agricoltura, dimostrando l’esistenza di una diffusa responsabilità sociale da parte di molte imprese che intendono operare nella legalità. Queste vicende però confermano che il sistema di gestione dei flussi continua a presentare criticità, mantenendo una struttura ancora farraginosa e inefficiente che consente a soggetti disonesti e alla criminalità organizzata di aggirare le regole e sfruttare le persone.
Nel 2025, secondo i dati del Viminale, poco più di un migliaio le richieste accettate riguardano la Basilicata: l’1,5% del totale. In dettaglio: Matera 5527 richieste e 797 regolarizzate (382 revocate e 7 respinte), Potenza 2359 domande e 301 regolarizzate (33 espone e 23 revocate).Un dato che fotografa il peso limitato della regione nei nuovi canali di regolarizzazione, nonostante il fabbisogno di manodopera, soprattutto in agricoltura, resti elevato. La crescita delle conversioni è legata all’eliminazione di quote e click day introdotta a fine 2024. Per la prima volta, nel 2025 le domande hanno potuto essere presentate durante tutto l’anno e senza tetti numerici. Un cambiamento che ha fatto quasi quintuplicare le richieste rispetto ai 5mila posti previsti dal precedente decreto flussi. Eppure, anche con le nuove aperture, il sistema continua a mostrare limiti evidenti. Il 45% delle domande arriva dal Nord, con il Veneto in testa, mentre il Sud si ferma al 35%.
La Basilicata, in questo quadro, resta marginale. Il settore trainante è quello agroalimentare, che concentra il 94,7% delle richieste. Seguono, a grande distanza, turismo e servizi. La quasi totalità delle conversioni riguarda contratti a tempo determinato (94%), segno di un mercato del lavoro ancora fortemente stagionale e precario. Accanto alle conversioni, si affacciano anche canali alternativi ai click day: formazione all’estero, conversione dei permessi di studio e ingressi fuori quota per specifiche categorie. Tra queste, badanti per anziani over 80 o disabili e baby sitter per bambini fino a sei anni, con 10mila ingressi annui aggiuntivi previsti fino al 2028. Tuttavia, si tratta ancora di numeri limitati rispetto ai circa 165mila ingressi annui programmati dal decreto flussi. Per la Basilicata, il nodo resta quello già emerso nel 2024: su circa 12mila domande presentate alle Prefetture di Potenza e Matera, solo l’1,1% si è tradotto in un permesso effettivo. Un tasso di conversione minimo, che evidenzia le difficoltà strutturali della macchina amministrativa.

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