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Mancano 207 medici di famiglia e 15 pediatri

Camici bianchi, la Basilicata regge ma l’emergenza è dietro l’angolo

L’ultimo monitoraggio evidenzia disagi nelle aree interne. Matera tra le dieci province più esposte alla carenza

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Primo Piano
Camici bianchi, la Basilicata regge ma l’emergenza è dietro l’angolo
POTENZA – Oggi la Basilicata appare ancora in una posizione relativamente migliore rispetto a molte regioni del Nord Italia, ma i numeri raccontano una realtà che rischia di trasformarsi presto in emergenza. La carenza di medici di famiglia è infatti destinata ad aggravarsi anche nella nostra regione, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli comuni dove il medico di base rappresenta spesso l’unico presidio sanitario di prossimità. L’ultimo monitoraggio realizzato sul database OneKey di Iqvia fotografa una situazione nazionale sempre più critica. In Italia sono attivi mediamente poco più di 40 mila medici di medicina generale convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, un numero in costante diminuzione per effetto dei pensionamenti e della scarsa attrattività della professione. Tra le province più in difficoltà compare anche Matera, che con 151 medici di famiglia, l’11,7% in meno rispetto a un anno fa, e una media di 1.071 assistiti per medico, rientra tra le dieci province italiane maggiormente esposte al rischio di carenza di Medici di medicina generale. A livello regionale operano attualmente circa 330-350 medici di medicina generale. Il rapporto medio è di circa 1.150 assistiti per medico, inferiore al massimale nazionale di 1.500 e anche al dato medio italiano. Un elemento che consente ancora di mantenere una discreta copertura del territorio, ma che non deve indurre a sottovalutare il problema. La ricognizione effettuata dalla Regione Basilicata per il 2026 evidenzia infatti una carenza di 207 medici di famiglia e di 15 pediatri di libera scelta. Numeri che spiegano le proteste registrate nelle ultime settimane in diversi comuni lucani. Ad Accettura i cittadini sono scesi in presidio davanti alla sede dell’Azienda sanitaria di Matera per denunciare l’assenza del medico di base, mentre a Moliterno il sindaco ha lanciato ripetuti appelli, anche attraverso i social network, per cercare professionisti disponibili a coprire il servizio.
Le prospettive non sono rassicuranti. Secondo le stime regionali, nel 2026 la Basilicata perderà altri 35 medici di famiglia. Un fenomeno che si inserisce in un quadro di progressivo invecchiamento della categoria: il 78,3% dei medici di medicina generale lucani ha oltre 27 anni di laurea. Una generazione che si avvicina gradualmente alla pensione senza che il ricambio appaia sufficiente.
La situazione lucana resta comunque meno drammatica rispetto a quella di alcune province del Centro-Nord. A Pistoia si registra un medico ogni 1.520 assistiti, a Rovigo e Lodi oltre 1.500, mentre nelle province lombarde di Monza e Brianza, Como e Bergamo il rapporto tra cittadini e medici di famiglia continua a peggiorare. Al contrario, nel Mezzogiorno il fenomeno dello spopolamento e delle migrazioni verso il Nord e l’estero contribuisce paradossalmente a mantenere più basso il rapporto tra popolazione residente e medici disponibili.
Ma il vantaggio statistico rischia di essere ingannevole. La diminuzione della popolazione non elimina infatti il problema dell’accessibilità ai servizi sanitari nei territori più isolati. Anzi, nei piccoli comuni montani e nelle aree interne la mancanza di un medico può significare percorrere decine di chilometri anche solo per una prescrizione o una visita ordinaria.
Per affrontare il problema, la Giunta regionale ha approvato il concorso per l’ammissione al Corso triennale di formazione specifica in Medicina Generale 2026-2029, mettendo a disposizione 37 posti per giovani laureati in Medicina e Chirurgia.
“I medici di medicina generale rappresentano il primo, fondamentale punto di riferimento del Servizio sanitario regionale”, sottolinea l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico. “Questo percorso formativo si inserisce nella cornice di profondo rinnovamento strutturale che stiamo realizzando”.
I medici ammessi seguiranno un percorso di formazione di 36 mesi che prevede oltre 4.800 ore di attività pratica tra ospedali, Case della Comunità, Ospedali di Comunità e studi medici del territorio.
Resta però il nodo dell’attrattività della professione. “La medicina generale soffre la competizione con altre specialità”, osserva il vicesegretario nazionale della Fimmg, Fiorenzo Corti. “Offrono maggiori opportunità di libera professione, carichi di lavoro più sostenibili e livelli di stress inferiori”. Un problema che si traduce in un numero crescente di ambulatori senza titolare e in medici costretti a seguire liste di pazienti sempre più lunghe.
Intanto il Governo lavora alla riforma della medicina territoriale, che punta a introdurre un sistema misto con medici convenzionati e una quota di professionisti dipendenti destinati soprattutto alle nuove Case della Comunità. In Basilicata ne sono previste 19. Un modello che punta a rafforzare l’assistenza di prossimità ma che suscita anche dubbi e resistenze all’interno della categoria.
La sfida sarà riuscire a garantire ai cittadini, soprattutto nelle aree interne lucane, quel rapporto diretto con il medico di famiglia che rappresenta ancora oggi uno dei pilastri più importanti del Servizio sanitario nazionale. Perché dietro ai numeri ci sono comunità che rischiano di restare senza il loro presidio sanitario più vicino e più umano.

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