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Politica energetica

"Il decreto Meloni sul petrolio è un atto di forza"

Critiche da Legambiente al provvedimento che prevede un commmisario sulle nuove autorizzazioni. Bardi e Pichetto Fratin: "Tutto come prima"

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Redazione
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Primo Piano
"Il decreto Meloni sul petrolio è un atto di forza"
POTENZA - Sul petrolio e soprattutto sull'ingerenza del Governo nazionale sul sistema aiutorizzativo delle nuove strazioni in terra lucana, il dibattito si fa sempre più aspro dopo le dichiarazioni della premier Meloni che, recentemente da Bari, ha parlato di necessità di velocizzare gli iter burocratici per assicurare maggiore indipendenza energetica all'Italia. Preoccupazioni alimentate dal recente decreto-legge 157/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 10 settembre e già in vigore, con il quale l'esecutivo nazionale ha previsto la nomina di un commissario ad acta in caso di inerzia delle Regioni nei procedimenti autorizzativi per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi.
LEGAMBIENTE- Tema contestato dalle associazioni ambientaliste oltre che dal centrosinsitra e dai sindacati. "Si tratta di ungrave arretramento per la democrazia e una scommessa illusoria sulla sicurezza energetica del Paese". E' la posizione di Legambiente Basilicata preoccupata dagli effetti di quello che considera "un meccanismo che calpesta le competenze regionali - commenta il presidente Antonio Lanorte - riducendo gli spazi di partecipazione democratica sui territori. Il decreto 157/2026 è l’ennesimo tentativo di aggirare il ruolo delle Regioni e delle comunità locali su scelte che riguardano il futuro energetico del Paese. Non si risolvono i problemi di approvvigionamento con atti di forza, ma con una seria politica di efficienza e rinnovabili”.
IL FABBISOGNO NAZIONALE- "La narrazione che accompagna questo decreto vorrebbe far credere- sottolineano da Legambiente-  che le riserve nazionali di gas e petrolio possano risolvere i problemi di approvvigionamento energetico. I dati raccontano una realtà molto diversa. Secondo l’Ispra, al 30 novembre 2024 le riserve certe di gas in Italia ammontano a 41,8 miliardi di metri cubi standard, mentre quelle di olio recuperabili con certezza sono stimate in 84,6 milioni di tonnellate. Numeri che, rapportati al fabbisogno nazionale, sono assolutamente marginali: l’Italia consuma ogni anno circa 63 miliardi di metri cubi di gas, a fronte di una produzione nazionale che si attesta intorno ai 3,5 miliardi. In altre parole, le riserve certe di gas coprirebbero a malapena otto mesi di fabbisogno nazionale. Le riserve di petrolio, invece, possono coprire non più di 1 anno e mezzo. La Basilicata, prima regione italiana per estrazione di petrolio, produce circa 24 milioni di barili all’anno (3,3 milioni di tonnellate) tra i pozzi della Val d’Agri e Tempa Rossa, una quantità che rappresenta circa l’85% della produzione nazionale di greggio e circa il 6% del fabbisogno nazionale di petrolio. Eppure, nonostante il contributo dominante della Basilicata, l’intera produzione nazionale copre appena il 7-8% del fabbisogno di petrolio: una quota irrisoria che, anche con investimenti ingenti, potrebbe al massimo salire al 14-15%".
BARDI E PICHETTO FRATIN- Tutt'altra posizione quella assunta dalla Regione e dal Governo nazionale.  “I tetti massimi di estrazione previsti dagli accordo del 1998 e del 2006- si legge in una nota congiunta del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e il presidente della Giunta regionale della Basilicata, Vito Bardi- restano pienamente in vigore e vincolanti: non c’è alcuna intenzione, né da parte del Governo né della Regione Basilicata, di modificarli”.  “La produzione lucana può aumentare o diminuire in funzione delle esigenze del periodo, ma sempre e comunque nel rispetto dei limiti stabiliti dai protocolli. Nei giorni scorsi il Governo ha varato un decreto in materia di attività energetiche strategiche, con l’obiettivo di rendere più rapidi e certi i procedimenti autorizzativi. A questo scopo è prevista anche la possibilità di nominare un commissario ad acta, su richiesta del Presidente della Regione o da parte del Governo, previo coinvolgimento della Regione. Si tratta di un meccanismo di accelerazione delle procedure che lascia fermo e imprescindibile il ruolo della Regione e garantisce il rispetto di tutte le tutele previste", conclude la noota.

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