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Cronaca giudiziaria

Lauria, quattro condanne per la morte di Giovanna Pastoressa

Crollo del Pala Alberti del 2019, dal tribunale di Lagonegro pene superiori alle richieste del pm. Cinque le assoluzioni. "La tragedia poteva essere evitata"

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Fabrizio Di Vito
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Primo Piano
Lauria, quattro condanne per la morte di Giovanna Pastoressa
LAGONEGRO - Quattro condanne e cinque assoluzioni: si è chiuso davanti al tribunale di Lagonegro il processo di primo grado relativo alla morte di Giovanna Pastoressa, la giovane psicologa che perse la vita a soli 28 anni nel dicembre del 2019 dopo che la copertura del Pala Alberti di Lauria, scoperchiata dalla furia del vento, si era violentemente abbattuta sulla vicinissima palestra dove la ragazza si stava allenando. Il tribunale monocratico, presieduto dalla giudice Giusy Viterale, ha inflitto condanne superiori rispetto alle richieste avanzate nello scorso mese di maggio dal pubblico ministero Dario Mogavero al termine della sua requisitoria.
LE CONDANNE- Tre anni per l’ex sindaco di Lauria, l’architetto Gaetano Mitidieri, imputato in qualità di direttore dei lavori. Stessa pena per Francesco Mitidieri, collaudatore dell’opera e Giacomo De Marco (titolare dell’impresa esecutrice) con l’accusa di concorso in omicidio colposo, lesioni colpose e disastro colposo. Per tutti e tre il pm aveva chiesto 2 anni e 2 mesi. Condanna a 2 anni e 7 mesi, invece, per Antonio Garofalo (il pm aveva chiesto 20 mesi), all’epoca dei fatti amministratore dell’impresa subappaltatrice che realizzò la copertura del Pala Alberti. Assolti, come richiesto dall’accusa, i due Rup, Francesco Cerbino e Pasquale Alberti, il progettista della copertura, Giovanni Grazioli, il legale rappresentante della società che realizzò la copertura in legno, Natale Albertani e il progettista dell’opera, Attilio Grippo “per non aver commesso il fatto”.
UNA TRAGEDIA CHE SI POTEVA EVITARE - Secondo la ricostruzione della procura di Lagonegro la tragedia poteva essere evitata: dall’incidente probatorio, infatti, era emersa l’assenza delle armature nella parte superiore delle forcelle in cui erano state inserite le travi in legno. Forcelle che avevano ceduto alla forza del vento che quella tragica sera non aveva nemmeno raggiunto velocità eccezionali. La presenza di quei ferri, previsti dal progetto, per l’accusa avrebbe evitato lo scoperchiamento. I quattro condannati dovranno risarcire le parti civili (tra cui figurano in primis i familiari di Giovanna) in sede civile, ma il giudice ha in ogni caso disposto delle provvisionali immediatamente esecutive da pagare in solido per un totale di circa un milione di euro. Per le motivazioni della sentenza di primo grado bisognerà attendere i prossimi 90 giorni.

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