POTENZA - Dal primo settembre i medicinali acquistati in farmacia tramite la ricetta consegnata dal medico ci costeranno 2 euro e 50 centesimi in più. In un periodo particolarmente difficoltoso per i lucani, alle prese con il caro bollette, il caro carburante e più in generale con un aumento del costo della vita, la novità annunciata dalla Regione certamente farà storcere il naso a molti. La delibera è stata approvata nella giornata di giovedì. Contenimento della spesa pubblica, contrasto agli sprechi e allineamento ai tetti medi nazionali, mantenendo come priorità assoluta la tutela sociale delle fasce più fragili della popolazione: questi gli obiettivi della delibera approvata dalla Giunta che introduce una quota di compartecipazione pari a 2,50 euro a ricetta per la sola spesa farmaceutica convenzionata.
LATRONICO - Una misura che - spiega l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico - non toccherà in alcun modo i cittadini più vulnerabili. Il provvedimento, infatti, esclude totalmente dal pagamento tutte le categorie esenti appartenenti alle fasce più deboli della comunità lucana. “La quota minima di compartecipazione - dichiara l’assessore - è concepita come misura di contenimento e razionalizzazione per contrastare gli sprechi e indirizzare la spesa verso comportamenti più appropriati e sostenibili. Lavoriamo per consolidare il principio dell’appropriatezza prescrittiva, un obiettivo prioritario per offrire ai cittadini un servizio sanitario sempre migliore”. Non verseranno alcuna quota i pazienti affetti da malattie croniche, invalidanti o rare per i farmaci correlati alla propria patologia, con una tutela assoluta garantita ai pazienti oncologici, così come ai soggetti in terapia del dolore cronico e agli infortunati sul lavoro. La gratuità totale viene assicurata anche a tutti gli invalidi civili, di guerra, del lavoro e per servizio, ai ciechi, ai sordomuti, alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, nonché ai soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie o trasfusioni. Infine, l’esenzione totale salvaguarda pienamente le fasce sociali ed economiche più esposte come: i minori di sei anni e gli over 65 appartenenti al codice E01 (famiglie con reddito annuo complessivo non superiore a 36.151,98 euro) i disoccupati, i titolari di assegno sociale o di pensione al minimo e tutti i cittadini con un reddito inferiore alla soglia prevista dalla fascia E05, oltre a stranieri già esenti, detenuti, internati e tutte le categorie di esenzione previste dal sistema tessera sanitaria.
LA POSIZIONE DELLO SPI CGIL- “Il governo Bardi, per contenere la spesa farmaceutica e il disavanzo della sanità lucana, scarica così le proprie responsabilità gestionali sui cittadini. A pagare saranno ancora una volta le persone più vulnerabili e gli anziani”. Lo afferma il segretario generale dello Spi Cgil Basilicata, Angelo Summa, che aggiunge: “Dopo aver utilizzato le risorse del bonus gas e del fondo sociale per coprire il disavanzo di oltre 80 milioni di euro, adesso il presidente Vito Bardi e l’assessore Cosimo Latronico scaricano sui cittadini i costi per contenere la spesa farmaceutica. Anziché intervenire sui vari sprechi che da sempre attanagliano la sanità pubblica, a partire della spesa farmaceutica ospedaliera per la quale servirebbero misure di riorganizzazione e di razionalizzazione".