POTENZA – Il dato nazionale sulle spese obbligate assume in Basilicata un significato ancora più rilevante. Quando quasi il 42% dei consumi familiari viene assorbito da casa, energia, carburanti, assicurazioni, sanità e trasporti, la capacità di spesa che rimane per acquisti non essenziali si restringe inevitabilmente. E in una regione caratterizzata da redditi e consumi inferiori alla media nazionale, il peso delle voci incomprimibili rischia di diventare un freno strutturale alla domanda interna. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane nel periodo 1995-2026, quest’anno le spese obbligate rappresentano il 41,7% dei consumi complessivi, contro il 37% del 1995. In altre parole, in trent’anni la quota destinata a ciò di cui le famiglie non possono fare a meno è cresciuta di 4,7 punti percentuali, sottraendo spazio alle scelte discrezionali.
Il quadro nazionale trova una particolare corrispondenza nella situazione lucana. La Banca d’Italia rileva infatti che nel 2025 i consumi delle famiglie in Basilicata sono cresciuti appena dello 0,6% in termini reali, meno della media italiana, mentre per il 2026 le stime indicano una dinamica ancora più debole. Le previsioni di Confcommercio collocano infatti la crescita dei consumi regionali allo 0,4%, il valore più basso tra le regioni italiane. È la fotografia di un’economia nella quale il reddito disponibile viene utilizzato prima di tutto per coprire le necessità fondamentali. In Basilicata la debolezza della domanda si intreccia con la riduzione della popolazione e con un potere d’acquisto che resta inferiore alla media nazionale. La stessa Banca d’Italia sottolinea che la regione continua a presentare un divario negativo rispetto al Paese sia per il reddito pro capite sia per la spesa delle famiglie.
Il peso delle spese incomprimibili è inoltre il risultato soprattutto dell’andamento dei prezzi. Tra il 1995 e il 2026 l’indice dei prezzi delle spese obbligate è aumentato del 140,8%, contro il +57,4% dei beni commercializzabili e l’88,4% dei servizi. Il dato più significativo riguarda l’aggregato energia, gas e carburanti, i cui prezzi sono cresciuti in trent’anni del 211%. Paradossalmente, proprio l’energia è una delle voci nelle quali la spesa reale delle famiglie si è ridotta. Nel 2026 ammonta a 1.829 euro pro capite, 1.231 euro in meno rispetto al 1995. Non significa però che le bollette siano diventate meno pesanti. La riduzione è legata anche alla diminuzione dei consumi, alle strategie adottate dalle famiglie per contenere i costi e ai progressi tecnologici che hanno favorito il risparmio energetico. Per la Basilicata il tema energetico assume un peso ulteriore. La regione produce una quantità significativa di energia, ma il vantaggio della produzione non si traduce automaticamente in una riduzione dei costi sostenuti dalle famiglie. Il paradosso è evidente: territorio produttore di energia e, contemporaneamente, famiglie e imprese chiamate a fare i conti con bollette e costi di trasporto che incidono sulla competitività e sulla capacità di spesa.